Eleonora
Cavallini è professore ordinario di Letteratura
e Civiltà Greca presso la Facoltà di Conservazione
dei Beni Culturali dell'Università di Bologna (sede
di Ravenna). Si è occupata soprattutto di poesia
greca arcaica, ma ha trattato anche alcuni aspetti della
storia, della filosofia e del diritto di età ellenistico-romana.
E' consulente del Centro Nazionale di Studi sulla Fortuna
dell'Antico. Ha tenuto lo scorso anno a casa nostra, un'altra
serata intitolata "I Greci al cinema - A proposito
di Troy".
La serata - ispirata allo spettacolo realizzato dal gruppo
Krisis di Venezia e presentato in anteprima
a Ravenna il 18 gennaio 2006 - si incentra su una selezione
mirata di dialoghi tratti dallopera
di Cesare Pavese Dialoghi con Leucò (1947): testo
linguisticamente molto intenso, tanto da essere considerato
da Gianfranco Contini e da altri come una prosa poetica,
vicina a Lavorare stanca. Fra
i ventisette dialoghi contenuti nel libro e tutti incentrati
sul mito greco, la scelta è caduta su quelli che,
per la loro immediata riferibilità ai poemi omerici,
sono apparsi di più facile ricezione da parte del
pubblico. Da Bellerofonte, ricordato nellIliade
come straordinario eroe della generazione passata, si
passa così alleroe più moderno,
Odisseo, e con lui alle figure femminili che tanta parte
hanno in Omero così come nellimmaginario
pavesiano: Calipso, Circe, Ino Leucotea, Elena. Si passa
dal più profondo abisso di fragilità (il
maschile/mortale, incarnato da Bellerofonte) al massimo
di forza e potenza (il femminile/immortale, personificato
da Artemide/Elena, secondo uno schema ricorrente negli
scritti di Pavese, fino alla raccolta di poesie Verrà
la morte e avrà i tuoi occhi). Nella
rappresentazione i dialoghi erano letti dagli attori sul
palcoscenico, con una scenografia minimalista se non assente
(come nel dramma greco antico), ma affiancando alla performance
attoriale alcune videoclip. Ad esempio, il concitato ed
enfatico colloquio tra Odisseo e Circe (quale rievocato
nel dialogo Le streghe) è reso con un filmato in
bianco e nero che allude al cinema muto e ai Kolossal
mitologici dellepoca dannunziana, da La caduta di
Troia a Cabiria (opere che Pavese, da cinefilo dilettante,
conosceva bene). Lincendio di Troia, conseguenza
del rovinoso potere di Elena, è invece reso con
un abile gioco di falò ( tratti dalla tradizione
contadina piemontese), cui si sovrappongono immagini di
cavalli di legno e terracotta appartenenti alla figurativa
contemporanea (Ceroli, Palladino). La lettura multimediale
dellopera pavesiana è integrata da un commento
musicale originale (basato su percussioni e amplificazione
delle voci, e variabile a seconda delle emozioni trasmesse
dalla singola performance. La locandina, classica e provocatoria
insieme, riassume gli intenti dello spettacolo, che, sulle
orme di Pavese, indaga il mito antico senza prescindere
dalle sue interpretazioni moderne e perfino postmoderne.