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Maurizio
Deoriti "Paesaggi dell'anima"
Bologna,
Biblioteca Basilica di S. Francesco - 28 ottobre 2006
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| Scriveva
Cennino Cennini a proposito di "Come alcuni vengono all'arte":
"Non sanza cagione d'animo gentile alcuni si muovono di venire
a questa arte, piacendoli per amore naturale". Proprio di
sicuro amore naturale si tratta nel caso di Maurizio Deoriti,
che all'arte è approdato da musicista per poi sfociare
nella creatività figurativa, con un balzo improvviso, spontaneo
ed illuminato. E' un'arte serissima, la sua, per quanto i soggetti
che rappresenta si mostrino in sgargianti colori, con quell'aura
di fanciullesca freschezza che cattura e pare volere divertire.
Ma occorre addentrarsi dentro alla singola opera per comprendere
che quei colori (i fondi gialli, le pagliuzze luminescenti che
colorano le vesti dei personaggi, gli smalti fluo, insomma il
colore ad ogni costo) e quei tratti schematici (ma quanto è
difficile esprimere con pochi segni la complessità di una
rappresentazione) non sono altro che il risultato della personale
ricerca dell'artista, una ricerca che va lontano e che tocca vette
così profonde da poter essere rappresentate con efficacia
proprio nel modo che Deoriti utilizza. Tocca argomenti difficili,
il Nostro: mitologia greca, mitologia nordica, cultura indiana
Temi
di cui tutti si è sentito parlare, ma ai quali spesso è
difficile accostarsi senza essere investiti da un senso di "troppo".
Maurizio Deoriti ne parla, ne è profondamente affascinato,
li dipinge addirittura e lo fa con convinzione, preparazione culturale,
poesia. Li dipinge e li disegna in modo apparentemente leggero
e questo è ciò che mette a dura prova l'osservatore
meno accorto, lasciandolo incredulo di fronte a tanta (così
crede) ingenuità. |
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| Non
c'è niente di scontato, invece, nelle sue opere, niente
di abbozzato, niente di non calcolato. C'è ricerca, invece,
e passione e, infine, c'è uno stile, quasi un marchio di
fabbrica, che sta a significare che il lavoro di base è
già da tempo compiuto e che adesso è ora di iniziare
a coglierne i frutti. Quello di Deoriti è un genio creativo
in continua evoluzione; così, in questa sua seconda personale
(realizzata a meno di un mese dalla prima) le opere presentate
sono già graficamente progredite nel segno comune del graffitismo.
Troviamo, quindi, in questi "paesaggi dell'anima" temi
e personaggi ormai facenti parte a pieno titolo delle opere dell'artista
bolognese, espressi però con maggiore sintesi; prova, perciò,
della maturazione dell'autore e della consapevolezza della sua
ricerca. Troviamo, inoltre, la città di Bologna ed i suoi
monumenti-simbolo (Le Due Torri, Il Nettuno) ridotti in un'estrema
essenzialità che si staglia sopra al consueto sfondo giallo
(colore particolarmente amato dall'artista, in quanto portatore
di buon auspicio). |
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Maurizio
Deoriti, insomma, ha le idee chiare ed uno stile suo e questo
è un bene, perché occorre a differenziarlo, a
renderlo "prezioso", già a partire dalla sigla
"IOP" che è la sua firma, un altro piccolo
gioco d'artista, anch'esso solo apparentemente semplice.
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Sabrina
Bagatta, ottobre 2006
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