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Maurizio
Deoriti "Dodici pezzi facili"
Dedicato a Anna Magdalena Bach
Sale
eventi artArt - Bologna 30 settembre / 6 ottobre 2006
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pittura e, più in generale, il ricorso a tecniche
sommariamente definite "tradizionali", sono troppo affrettatamente
state definite inadeguate ai tempi e appaiono tuttora vittime
di superficiali interpretazioni critiche, assillate da una affannosa
rincorsa ai parametri di un gusto artistico che più ci
si sforza di definire e delimitare più sfugge in mille
direzioni.
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La
tecnica pittorica mantiene una invidiabile vitalità
che le consente di calcare egregiamente la scena, adeguandosi
con armonia alle mutazioni di una società in rapida
e frenetica evoluzione, in virtù del suo essere
da sempre simbolo di quella "technè"
intesa nell'accezione etimologica di pratica manuale implicita
al concetto originario di arte.
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| Un
concetto dove il procedimento mentale, l'ambito elevato relativo
al mondo delle idee, per concretizzarsi in una rappresentazione
oggettivamente fruibile deve essere in grado di gettare luce sull'esterno
per mostrarci le cose della vita nella loro esatta dimensione,
nella loro essenza intelligibile, illuminandoci sulla bellezza
od anche la negatività di quanto ci circonda con quella
capacità rivelatoria propria del talento artistico. La
pittura è da sempre la casa di tutte le tecniche e di tutti
i progetti, luogo eletto da cui traggono origine le manifestazioni
sensibili dell'arte, ed è per questa sua inarrivabile natura
che ha saputo attraversare le epoche della storia mantenendo sempre,
nei casi migliori, la sua carica di espressività.
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| Chi
scrive ha sempre guardato con occhio il più possibile
attento l'evoluzione fenomenologica delle arti, arrivando
alla convinzione che il progresso della tecnologia gioca
da sempre un ruolo centrale in quello che è l'adeguarsi
del linguaggio a nuove impostazioni formali.
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| Così
come la modernità venne contrassegnata in origine dall'elaborazione
della prospettiva come metodo di inquadramento spaziale, dove
l'opera veniva delimitata nel recinto bidimensionale della tela,
all'interno della quale l'artista dava sfogo alla sua inventiva
in relazione al rapporto intercorrente tra figura ed ambiente
circostante, che troverà piena applicazione con il cosmocentrismo
ed il gioco di luci ed ombre tipico dell'arte barocca, di pari
la contemporaneità non può essere interpretabile
od addirittura concepibile senza tenere presente la rivoluzione
scatenata dall'avvento delle tecnologie fondate sull'elettromagnetismo.
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Dopo
l'ultima grande invenzione moderna, la fotografia, che libera
l'artista dall'onere di essere l'unico possibile riproduttore
della realtà, dando il via alla fase dell'espressionismo
e dell'astrazione, la stagione della contemporaneità
tende all'ambizione di far fuoriuscire l'arte dal suo classico
confine, fosse esso lo spazio pittorico, od il classico
monumentalismo, per invadere lo spazio circostante, esaltando
il procedimento mentale a scapito di quello manuale, con
l'arte vista come evento cerebrale ed immateriale e l'artista
come lo sciamano in grado di "virgolettare" artisticamente
l'universo mondo.
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| La
non rinviabile necessità di violare tutti i dogmi e tutti
i tabù, che troverà il suo culmine con la stagione
del Concettuale degli anni '60 e '70, dove si arriverà
al "grado zero" dell'espressione artistica e dove la
manualità, e quindi la pittura, verranno messe ignominiosamente
al bando, porterà ad una fase successiva di grande libertà
formale dove questi valori, affiancati da altri, torneranno decisamente
in auge.
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| Quindi
un'opera così fortemente caratterizzata dall'uso
dello strumento pittorico come quella di Maurizio Deoriti
trova un preciso inquadramento nella stagione attuale.
Ma
Deoriti, come è ben noto non solo a Bologna, pur
perseguendo con costanza e professionalità l'impegno
nella pittura e nel disegno è un personaggio creativo
a tutto tondo e il senso della sua iconografia, solo in
apparenza "leggera", non è ben spiegabile
senza tener conto della ampiezza e complessità
della sua cultura e della sua conseguente vena creativa.
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Maurizio
Deoriti è
soprattutto un musicista, appartenente alla generazione
degli anni '60. La sua formazione è milanese: nel
capoluogo lombardo ha studiato con compositori come Donatoni
e Sciarrino e con il pianista Bruno Canino.
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| Il
suo curriculum è ampio e qualificato, il suo stile è
attualmente approdato ad un virtuoso eclettismo che spazia dalla
musica contemporanea alla produzione classica. La sua matrice
di musicista è ben riscontrabile ad una accorta lettura
delle sue opere su tela, prevalentemente acquarelli e smalti.
Questa sua personale bolognese è infatti non priva di riferimenti
alla musica, come si evince dal titolo "Dodici pezzi facili"
ed alla dedica a Anna Magdalena Bach e dal ricco programma della
serata, che comprende l'esecuzione, da parte della musicista Irene
Calamosca, di brani tratti dal libro dedicato da J.S. Bach alla
sua seconda moglie.
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| Ma
è il ritmo compositivo delle pitture di Maurizio
Deoriti che è tipicamente "musicale". L'iconografia,
solo apparentemente semplice, è caratterizzata da
una calligrafia sintetica, quasi infantile.
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| In
realtà approdare a risultare convincenti quando si adopera
questa tipologia di linguaggio è estremamente complicato.
Le sagome di persone e cose sono nitide e schematiche, le campiture
di colore vivaci ed essenziali: lo stile di Maurizio Deoriti,
se vogliamo trovarci riferimenti storici ma anche attuali, spazia
dall'Art Brut dubufettiana ispirata alla primarietà del
disegno infantile, anche se va precisato che il punto di contatto
è in questo caso eminentemente concettuale perché
in Deoriti è del tutto assente qualsiasi ispessimento materico,
alla comunicazione metropolitana dei writers e a quella più
colta dei graffitisti americani, soprattutto Keith Haring e Ronnie
Cutrone, con dei richiami anche alla grande tradizione della caricatura
italiana, pregna di sagace ironia. |
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Ed
infatti le composizioni di Deoriti denunciano, oltre all'ironia,
anche una grande solarità e felicità creativa.
I riferimenti simbolici sono molteplici e denotano l'ampia
cultura dell'artista e la molteplicità dei suoi interessi.
Si va dalla mitologia greca, alla musica, alla filosofia
ed alla religione, con particolare attenzione nei confronti
delle correnti della mistica indiana, in particolare con
la tradizione buddista e la linea di pensiero sviluppata,
nel corso del Novecento, da Aurobindo, che fondò
il suo impianto speculativo sulla pratica dello yoga e sulla
volontà di raggiungere una dimensione da lui definita
"sopramentale" in grado di sprigionare un'energia
tale da produrre una trasformazione dinamica della materia.
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Edoardo
Di Mauro, settembre 2006
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