L'immagine allo stato attuale
L'icona, misura cm 65 x 57, ha uno spessore di circa cm 2.
L'icona è conservata nella custodia che lascia scoperti i soli volti, dal 1625.
La Vergine veste una tunica intima rossa ricoperta da una veste color verdone.
La redazione visibile mostra forti differenze rispetto all'originale sottostante, specie nei volti. Pure mantenendo i contorni, mento, bocca, naso e occhi sono molto più marcati e alterano la primitiva espressione dandole un aspetto secco e lineare.
ll volto, dalla pelle ambrata con schiariture al centro, presenta una evidente zona d'ombra in corrispondenza del naso che è diventato largo ed aquilino e con una narice piatta e accentuata.
La bocca è ora diritta ed allungata, col labbro superiore marcatamente più accentuato rispetto a quello inferiore. L'occhio a mandorla, allungato, è ottenuto mediante un accostarsi di linee e sottolineato da uno spesso tratto bianco sia nella pupilla che lungo il bordo della palpebra destra. Una larga zona d'ombra invade anche l'attacco fra volto e collo della Vergine, dando ai due elementi un senso di compressione.
ingrandimento

Il Bambino, dalla testa piccola rispetto al corpo, ha il braccio destro atteggiato nel gesto di benedizione alla latina; il gesto e le proporzioni della mano sono decisamente enfatici, così come il corrispondente braccio ed il relativo panneggio che lo ricopre. La mano sinistra è chiusa a pugno nell'atteggiamento tipico di quando Egli regge il rotolo dei sette sigilli, qui però non leggibili.
Egli veste una tunica a manto rosso della stessa tonalità vivace che troviamo nell'immagine della Vergine. Anche il volto del bambino pare aver perso in rotondità e dolcezza; la carnagione è più chiara rispetto a quello della Madre, ha un naso dal setto deciso anche se arrotondato, una bocca piccola e carnosa. Lo sguardo sembra orientato nella stessa direzione della mano destra, manifestando il grande significato simbolico del gesto della benedizione.

Il gruppo Madre-Bambino si staglia in modo decisamente equilibrato rispetto alla luce o fondo dell'icona stessa, con una decorazione desnsa e pastosa strutturata in filari di minute foglie d'edera, inseriti l'uno nell'altro ed intervallati da piccole perle. Due fasce laterali sigillano la tavola, mentre la parte superiore appare tagliata e quella inferiore contenuta da una fascia non decorata.

La redazione attualmente visibile dell'icona, forse collocabile tra la fine delle XII e l'inizio del XIII secolo, sembra attribuibile ad una mano occidentale, ovviamente imprecisabile sia come nome sia come provenienza, ma certamente appartenente ad un clima culturale bizantineggiante, come lo era del resto gran parte della cultura figurativa del periodo.