Una passeggiata sotto il portico

Nella lunetta del muro che corrisponde ad ogni arco
vi sono stemmi o qualche immagine,
che ricordano chi lo fece fare a proprie spese
o chi successivamente si prese cura di mantenerlo.

La numerazione degli archi è nell'intradosso degli archi,
il numero 1 è subito dopo la tribuna Bonaccorsi.

Si è scelto di non numerare l'arco Bonaccorsi, riferendo il numero nell'intradosso all'arco successivo. Ma la numerazione degli archi è una questione ancora da approfondire. Gli archi sono stati infatti ri-numerati più volte, almeno tre da quando furono costruiti, quasi sempre con criteri diversi. Ricostruire queste varianti permetterà di interpretare meglio gli elenchi con i "compadroni" degli archi che sono giunti fino a noi, oggi conservati negli archivi.

Ai lati, l'Arco Bonaccorsi

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ARCO BONACCORSI
La lapide posta all'interno, in fronte all'inizio del portico ricorda:
Essendo Clemente X Pontefice Ottimo Massimo, Bonaccorso Bonaccorsi cardinale di Santa Romana Chiesa, Legato di Bologna, precedette con questo elegante arco la pietà dei bolognesi verso la Beata Vergine, nell'anno giubilare 1675, secondo della sua legazione.
Il conte Raimondo di Castel S. Pietro in Sabina e gli altri fratelli Banaccorsi, nipoti del card. Bonaccorso per parte del fratello, restaurarono nell'anno della salvezza 1715.

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Lapide Fornasari.
Monumento in arenaria, opera di Francesco Albertoni, datato 1693. Ippolito di Antonio Fornasai fu arciprete abate di Poggiorenatico e docente nello studio bolognese; morì a settant'anni nel 1697. L'iscrizione è ambigua ma si riferisce al Santuario come Casa d'oro, Porta del Cielo in cui la Vergine regna e sorveglia; il cittadino che risale il portico ripercorrendo i Misteri si fa anch'egli vigile e ottima sentinella.

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Questi quattro archi sono stati rimpiazzati nel 1916 dal voltone a tre fornici (il centrale altissimo - che vale per due arcate, la 27 e la 28 - tra i due laterali che riprendono il portico), si apre su Via Rodolfo Audinot.
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054

Qui era l'ARCO GRANDE DI SAN GIUSEPPE, eretto nel 1674 dell'Università dei Massari delle Arti.
Demolito con gli archi adiacenti, al loro posto è ora il voltone su Via Alessandro Guidotti costruito negli anni venti del 1900 da Umberto Rizzi.

Sotto il voltone è stata trasposta una lapide già presente nel vecchio arco:
Ad onore di maria v. da luca d. agostino ricci parroco decano della carità compiendo il pio desiderio del padre suo fu gian Filippo dottore in medicina restaurò quest'arco l'anno 1825 - o regina del ciel madre d'amore salva col fido gregge il suo pastore.

Dell'antico arco resta traccia nel nome della Farmacia San Giuseppe (che occupa gli archi 66 e 67).

Al momento (luglio 2002), dopo la farmacia la numerazione degli archi si interrompe, per riprendere col numero 90. Qui c'è un errore: infatti contando gli archi si arriverebbe all'arco 89 e non 90: l'errore sta nel fatto che non si è contato l'intradosso (53) che sarebbe stato in mezzo al voltone su Via Alessandro Guidotti, così si perde un numero.

118
Una lapide ricorda un mercante di seta nelle Chiavature:
Li ministri di negozio del signor Carl'Antonio Facci - 1779
132
Nella lunetta la lapide in arenaria
che ricorda la posa della prima
pietra del portico di San Luca:
Nel luogo dove, posta con solenne rito la prima pietra ed una medaglia bronzea riportante l'effigie di Clemente X e le insegne di Bologna, il portico fu iniziato il 27 giugno 1674, la Società di S.Maria dei Guarini detta di S.Giobbe, pose nell'arco costrutto un monumento d'amore e d'onore alla Deipara.
Questa lapide risale al 1713, al posto di una prima che si dice riportasse: "Qui dove sono i primi fondamenti di questa mole e dove questo giorno vide i primi portici, i confratelli di S.Giobbe desiderando di precedere gli altri con l'esempio innalzarono quest'opera".
139

VOLTONE DEGLI ORBI.

Era l'unico accesso dal portico verso una strada, detta degli Orbi e oggi Via Filippo Turati.

141
Lunetta a fresco (civico 157/B) con una Madonna di San Luca tra due santi monaci e con l'epigrafe:
Di molti carogeri unito lo zelo
per man di santi loro protetori
con quest' archo a' maria tributa i cori
perché si degni esser lor guida al cielo.
142
Lunetta a fresco con una Madonna di San Luca tra i SS Anna e Gioacchino, sotto la scritta: Giacomo Pelagri ff.
154
Imbocco di Via Rino Ruscello
170
ARCO DELLA MADONNA GRASSA. Nella nicchia la statua della Madonna col bambino o Madonna del Rosario, soprannominata "Grassa" per il suo aspetto imponente. Scolpita dal milanese Andrea Ferreri (1673-1744), un allievo di Giuseppe Mazza, probabilmente verso il 1706. Il grande arco e la nicchia contenenti la statua furono voluti dal marchese Francesco Maria Monti Bendini, priore della dell'Arciconfraternita di S.Maria della Morte (a questa confraternita spettavano le onoranze esterne alla Madonna di San Luca).
Nel basamento è scritto (dall'inno "Maria Mater gratiae):
Tu nos ab noste protege.
178

Miracolo di S.Eligio, commissionato dall'Università dell'Arte degli Orefici. Sotto la scritta:
Ricusa l'oro e cristian segno chiede
ad Eligio e l'ottien con santo amore
e versando per gl'occhi il sangue fuore
il primier sentimento acquista e vede.

179
Una lapide con scritto:
Ludovico Bedori, ultimo di sua gente,
implora una strada preparata, verso il suo monte
che è Cristo, dalla sua Vergine Madre.
181
Altro affresco con la Madonna di San Luca (in alto a sinistra) e tre Angeli, in primo piano il pellegrino Teocle della leggenda, vi era raffigurata anche Bologna.
Una scritta ricordava Marsilio Lombardo, compadrone dell'arco.
182
Il "pannarone" di San Nicola.
Altorilievo in terracotta di S.Nicola da Tolentino,
opera del Mazza o della sua scuola.
L'arco era dei PP. Agostiniani
di S.Giacomo Maggiore.
183
tracce
185
Affresco con S.Girolano nel deserto.
L'arco era dei PP. Serviti di S.Giuseppe.
187

Affresco con una Annunciazione,
voluta dal conte Odoardo Pepoli
ricordato nel cartiglio in alto.
191

ARCO SUL RAVONE.
Sotto passa il Ravone, oggi coperto
sia a monte che a valle dalla strada
(Via Felice Battaglia).

 

 

 

 

La lapide posta sopra l'arco riporta:
A Dio Ottimo Massimo. La pietà dei privati dedicò umilissimamente alla perenne Fonte della Grazia, nell'anno del Signore 1676, quest'arco più ampio posto sul sottostante torrente.

 

 

 

 

 

Un'altra lapide posta invece sotto l'arco, ricorda il rifacimento della pavimentazione dalla Porta Saragozza al Meloncello, eseguito nel 1903 dalla Pia Unione per il restauro dei portici.

199
Stemma degli studenti
della Nazione tedesca a Bologna,
in alto sulla vela dell'arco.
201
Affresco della Madonna di San Luca
retta da due angeli, sotto la scritta:
dottor Pasquale, zio Luigi e dottor
D. Giuseppe, nipoti, Antinori

(forse un restauro, la scritta
originale diceva solo:
Giacinto e Fratelli Antinori - 1716).
202
Affresco della Madonna di San Luca,
voluta dagli uomini del consiglio
nella compagnia dei calzolai nel 1677.
207
Affresco della Madonna di San Luca.
L'arco era dei Brentatori.
210
Lapide con iscrizione:
d.o.m. pia unio sexcentorum
s.andrea avellini
sub protectione b.m.v. lauretanae.
217
Epigrafe affrescata molto rovinata:
…stuol humil sue fatiche e suoi travagli…
227
ARCO Su via Francesco Orioli,
(sostituisce i preesistenti archi 227 e 228),
eretto nel 1954.
246

Accesso a Via Cerbai (l'antico Portone Cella).

Dovrebbe esserci (nella lunetta) un affresco della Madonna di San Luca. Voluto dal conte di origini senesi Spannocchi nel 1675, dipinto da Giovanni Pellegrino.

Interessante il retro del portico (visto da via Cerbai): un grosso contrafforte contiene la spinta verso valle, nella muratura prevale il ciottolo.

248

Cancellata e particolare della lunetta.
 
Nell'intradosso che numera il seguente arco 249, è il Portello Cella;
un cartiglio ottocentesco annuncia la vicina Casa Cella (al civico 217):
Gio.Paolo Cella.
 
Nell'intradosso che numera il seguente arco 252, una lapide riporta:
Il gonfaloniere e gli anziani del quinto bimestre, nell'anno 1675, col denaro aggiunto all'ordinario fondo per gli orfani, curarono la costruzione di due archi in onore della Deipara.

253
fino
256

Gli archi dal 253 fino al 257 compresi, portano tracce di affreschi ormai illeggibili.
Causa principale dell'annerimento, sembra sia stato il rogo di una topolino uscita di strada verso il 1950.
Uno di questi (arco 255, civico 215 ?), raffigurava le anime del Purgatorio in basso,
sovrastate da un volo di angeli, con l'epigrafe:
Qui tra le fiamme o' passeggier qual oro

purghiam le colpe e sospiriam riposo
arresta il passo e non negar pietoso
d'alleviar con le tue preci un tal martoro.

257
Casa Cella, una delle più antiche costruzioni appoggiate
al portico. Il permesso fu rilasciato nel dal Capitolo di S.Pietro nel 1764. Nel lunettone si ripete il cartiglio "Gio.Paolo Cella"( lo stesso dell'intradosso che porta il numero 249).
Qui sosta durante la processione, la Madonna di San Luca per una benedizione e qui vengono ospitati per un breve ristoro i portatori.

274
275

Arco su Via Paolo Giovanni Martini del 1954.
281
ARCO DEL GONFALONIERE. Risale al 1676, di proprietà del Signor Gonfaloniere e degli Anziani VI Bim., sopra l'arco c'è una testa leonina (il leone dello stemma civico).
282

Affresco monocromo della Madonna di San Luca tra due armette, l'arco era di Giovanni e Margherita fugali e Giuseppe Filippo Figlio Bonavia.

299
300

Questi due archi sono stati rimpiazzati dall'Arco su Via Irma Bandiera nel 1907. Dov'era l'arco 299 scorre il rio Meloncello, ora coperto.
301
304

Arco Napoleonico, eretto nel 1831 su progetto di Enrico Gasperini e poi modificato da Luigi Marchesini per permettere il collegamento col portico che giunge alla Certosa (sotto l'arco 304).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Portico che va alla Certosa.

305
Dopo l'Arco Napoleonico, sotto l'arco 305 si trova la rampa di 17 scalini che sale verso l'Arco del Meloncello.