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Sui Beni Culturali in Italia
5 maggio 2003.
Ha detto il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale, premiando i benemeriti della cultura e dell'arte:
"La tutela dei Beni culturali deve esser concepita non in senso di passiva protezione ma in senso attivo e cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile a tutti". Il Presidente ha aggiunto: "E' nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione".
Si riferiva all'articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione".
La Corte Costituzionale in una sentenza del 1986 ha indicato la primarietà del valore estetico culturale che non può essere subordinato ad altri valori ivi compresi quelli economici. La promozione della conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono dunque un'attività fra altre della Repubblica ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria.
18 giugno 2002.
Ciampi torna all'attacco sulla difesa dei beni pubblici

Roma. Fra pochi giorni arriverà sul tavolo del Presidente della Repubblica la lettera con cui il premier, Silvio Berlusconi, replicherà all'altolà del Quirinale sulla vendita dei beni dello Stato. Verosimilmente, Palazzo Chigi farà sapere in anteprima al Capo dello Stato i contenuti della direttiva che, se da un lato darà concreta attuazione all'ordine del giorno salva-spiagge presentato al Senato per evitare che potessero finire in vendita anche i "gioielli" indisponibili, dall'altro dovrà indicare come dare adempimento ai punti evidenziati dai consiglieri di Ciampi.
E cioé: inserimento del bilancio della Patrimonio spa nel Rendiconto generale dello Stato, allargamento dl Cipe delle decisioni su vendite e gestione del patrimonio statale, impossibilità di trasferimento da Patrimonio a Infrastrutture spa dei beni che non possono essere venduti subito.
Ciampi intanto ritorna a difendere la sua posizione e le sue puntualizzazioni al governo. Torna sull'argomento della difesa dei beni pubblici al termine del colloquio al Quirinale col presidente della Repubblica ungherese, Ferenc Madl.
"La stessa difesa dell'identità culturale europea - dice - sarebbe un contenitore vuoto se non fosse accompagnata da coerenti sforzi nazionali per la preservazione dei patrimoni storico-artistici e dalla sensibilizzazione delle opinioni pubbliche''.

18 giugno 2002. (da La Stampa, sezione economia, pag. 6)
Beni pubblici e salva-deficit Berlusconi scriverà a Ciampi.
Il premier confermerà l´intenzione "di tutelare, valorizzare e gestire al meglio il patrimonio" Piena sintonia con Urbani. Il ministro ribadisce: "Sulle cessioni valuteremo caso per caso".

Roma. Non si sa con quanto entusiasmo, ma a questo punto Silvio Berlusconi dovrà prendere carta e penna per rispondere alla lettera che il presidente della Repubblica gli aveva inviato sabato scorso a proposito del cosiddetto decreto salva-deficit. L´ha confermato ieri il portavoce del premier, al termine di una giornata in cui prima s´era sparsa la voce (infondata) secondo cui la missiva era stata già scritta e recapitata sul Colle, poi che la lettera in questione attendeva ancora di essere vergata dal Cavaliere, però era questione di ore. "Ovviamente una risposta ci sarà", ha infine chiarito Paolo Bonaiuti, aggiungendo che "non si capisce il perché di tanta agitazione e di tanta fretta". O meglio, a Palazzo Chigi un´idea se la sono fatta: qualche esponente politico, e non necessariamente dell´opposizione, ha diffuso il tam-tam della lettera per fare buona figura agli occhi di Carlo Azeglio Ciampi. Berlusconi, confida chi l´ha sentito durante il weekend, non aveva la minima intenzione di tornare sull´argomento. Per lui era un capitolo chiuso. Dire che sabato la lettera di Ciampi l´avesse entusiasmato è forse troppo. Però era riuscito a cogliervi alcuni lati positivi, subito messi in luce dal suo portavoce. E comunque tanto Giulio Tremonti, ministro dell´Economia, che Giuliano Urbani, titolare dei Beni culturali, avevano provveduto a tranquillizzare il Quirinale: nessuno ha intenzione di svendere il patrimonio storico e artistico, ci mancherebbe altro. Ecco perché ieri mattina, col premier immerso nelle faccende di Arcore e il braccio destro Gianni Letta travolto da quelle romane, nessuna lettera era in preparazione. Il problema si è posto solo quando un´agenzia di stampa ha dato fiato alle voci, annunciando che presto la risposta del premier sarebbe arrivata. A quel punto, come poteva il Cavaliere smentire il tutto senza risultare irriguardoso verso il Capo dello Stato? No, "ovviamente" non poteva. Dunque, come risultato del piccolo cortocircuito mediatico, la replica verrà messa a punto. Franco Frattini, ministro per la Funzione pubblica, vi vede l´occasione propizia per confermare che "l´appello di Ciampi è stato uno stimolo positivo". I toni, assicura Bonaiuti, non si discosteranno dal "consueto spirito di collaborazione istituzionale". Quanto ai contenuti, per rispetto nei confronti di Ciampi verranno resi noti solo dopo che il Presidente li avrà letti. In ogni caso è prevedibile, secondo quanto dicono a Palazzo Chigi, che la lettera berlusconiana enuncerà il proposito di "tutelare, valorizzare e gestire al meglio i beni dello Stato italiano". Da un lato suonerà a smentita di chi teme che, per far cassa, il governo sia disposto a disfarsi dei gioielli più preziosi (ipotesi che il premier considera offensiva). Dall´altro, Berlusconi partirà al contrattacco: il patrimonio pubblico è gestito male, così non si può andare avanti, occorre valorizzarlo con l´obiettivo di fornire ai cittadini servizi migliori facendo pagar loro meno tasse. Per riuscire nell´intento, è convinzione del presidente del Consiglio che non si possano demonizzare i privati. E´ in fondo la tesi sostenuta ieri da Urbani: la storia d´Italia, ha argomentato con calore il ministro per i Beni culturali, è fatta di grandi capolavori realizzati nel corso dei secoli per grandi famiglie, e solo successivamente assorbiti nel patrimonio dello Stato. Musei, gallerie, monumenti e siti archeologici non sono alienabili perché questo dicono la Costituzione e altre leggi. Ma per il resto, la valutazione dovrà avvenire caso per caso. E comunque, ha precisato in tivù Tremonti, "nessuno ha mai pensato di vendere il Colosseo". (Ugo Magri)

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