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Arte
moderna: agli estremi di astrazione e realismo
Il
simbolismo nelle arti figurative, di Anela Jaffé (1961),
in: Carl Gustav Jung, L'uomo e i suoi simboli (1967).
Kandinskij
(Sulla forma, 1912) osservava che realismo ed astrazione
sono sempre stati presenti nel mondo dell'arte, e solitamente l'astrazione
trovava espressione nel realismo, solo nel Novecento si sono sviluppati
secondo direttive distinte; ma - concludeva Kandinskij - le due strade
estreme del realismo e dell'astrazione conducono spesso ad un solo esito.
Approfondiremo il senso di questa affermazione.
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Astrazione
rigorosa e rigoroso realismo: Malevic e Duchamp
Nel 1913 Malevic
partorisce la sua idea per l'opera Quadrato nero su fondo bianco
mentre nel 1914 Duchamp espone il suo scolabottiglie. <<Nella
mia lotta disperata per liberare l'arte dalla zavorra del mondo oggettivo,
ho trovato rifugio nella forma del quadrato>> scrive Malevic. E
Duchamp spiega: << Quell'oggetto, distolto dal suo contesto utilitaristico,
è come spogliato ed esaurito, è investito della desolata
dignità delle cose abbandonate. Buono a niente, o pronto per essere
usato, aperto a ogni possibilità, esso è vivo. Vive al limite
dell'esistenza, la sua vita assurda e imbarazzante. Un oggetto imbarazzante
- è il primo passo verso l'arte>>.
L'oggetto di Duchamp, dignitoso, abbandonato ma esaltato, acquista un
significato che può definirsi soltanto magico; è un feticcio
e una burla, ma la sua concreta e reale natura è completamente
superata. Le opere di questi due artisti sono "gesti simbolici"
che non riguardano l'arte in senso stretto, tuttavia indicano i due
poli tra cui oscilla l'arte immaginativa del XX secolo: il quadrato
è l'astrazione rigorosa, il nudo non-oggetto, lo spirito; mentre
lo scolabottiglie è il rigoroso realismo, l'oggetto nudo,
la materia. Questi due poli esprimono la lacerazione dell'epoca moderna
nata già ai tempi del Rinascimento tra fede, natura, inconscio
da un lato e ragione, materia, conscio dall'altro.
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Estremo
Realismo: l'oggetto nudo, la materia
Le confraternite esoteriche
dei cristiani medievali e la cerchia degli alchimisti, indirizzavano
la loro contemplazione religiosa anche alla sostanza della terra: la materia.
L'oggetto prezioso tanto desiderato può essere trovato solo nella
materia vile. Nella concezione alchimistica si riteneva vivesse all'interno
degli oggetti inanimati (pietre e metalli) lo "spirito della materia".
Artisti come Mirò, Picasso e Braque, Max
Ernst, Kurt Schwitters cercavano cose abbandonate, residui
o scarti, brani e frammenti, rifiuti. Questi materiali andavano ad integrarsi
nelle loro opere (ad esempio nei collages cubisti) o le costituivano interamente.
Mirò racconta di come andasse la mattina in spiaggia <<a
raccogliere le cose dilavate dal riflusso. Cose abbandonate, che aspettano
qualcuno che ne scopra la personalità>>. Schwitters
con gli oggetti trovati costruì <<una cattedrale costruita
per le cose>>, all'interno della sua casa impiegando una decina
d'anni. L'opera di Schwitters è frutto di una monomania che lo
avvince alla materia (al contrario di chi - come il cristiano - cerca
di vincere la materia), anche se proprio questa monomania porta verso
l'astrazione perchè la materia tende a sgravarsi della sua sostanzialità,
a dissolversi.
Punto di partenza del "concreto" - dall' oggetto trovato
di Duchamp - è quindi l'esaltazione magica dell'oggetto, l'uso
dei materiali più grossolani elevati al rango di prodotto artistico.
Dal punto di vista psicologico, le opere degli artisti moderni come degli
alchimisti, sono la proiezione inconscia di parte della loro psiche nella
materia o negli oggetti inanimati. Ecco allora la misteriosa animazione
suscitata nelle cose, il valore attribuito ai materiali più poveri.
Molti pittori collocano
al centro delle proprie riflessioni l' "oggetto magico" e "l'anima
segreta delle cose". Per Carrà, solo attraverso le
cose comuni - che rivelano le forme semplici - possiamo realizzare condizioni
più alte e significative in cui si comprende tutto lo splendore
dell'arte; per Klee l'oggetto si espande oltre i limiti della sua
apparenza; secondo Bazaine un oggetto suscita il nostro amore proprio
perché si manifesta portatore di poteri più grandi di esso.
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Il
Surrealismo, il caso e l'anima segreta
L'impiego del caso
come metodo artistico ancora è un tentativo di scoprire <<il
significato segreto, originale, che vive inavvertito, al di sotto del
mondo delle apparenze>>; l' anima segreta delle cose si manifesta
come un ignoto ordine e significato che il caso può aiutare a scoprire
(Arp). L'uso del frottages da parte di Ernst serviva a <<dare
un fondamento ai miei poteri meditativi e allucinatori
rimasi colpito
dalla improvvisa, acutissima percezione di serie allucinante di disegni
sovrapposti e intersecatesi>>. La ricerca del senso segreto delle
cose si può riallacciare ai temi cari agli artisti romantici:
la scrittura della natura si rivelava ovunque, nei gusci d'uovo, nelle
nubi, nella neve, nel ghiaccio e nei cristalli, ed in ogni combinazione
casuale. E' l'inconscio a evocare nei segni configurazioni casuali di
cose, e l'inconscio è la natura
Come viene espresso dagli artisti moderni il rapporto tra conscio ed inconscio?
Il Surrealismo cerca di riconciliare conscio ed inconscio, ma il
metodo surrealista è sterile. L'inconscio è un puro elemento
naturale, come la natura è ricco e fertile ma lasciato a se stesso
può essere una forza distruttiva. La tecnica surrealista basata
sulla passiva registrazione delle espressioni inconscie (sogni, scrittura
automatica, frottages, libere associazioni, ecc.) dove spesso è
centrale il ruolo della casualità, trascura il fondamentale ruolo
interpretativo della coscienza. La liberazione incontrollata dei contenuti
inconsci può causare il dominio di quest'ultimo sull'intera vita
dell'uomo, col rischio che si riveli il solo aspetto negativo e distruttivo.
Il sentimento dell'oggetto come un "più di quello che si manifesta
ai nostri occhi" trova forte espressione nell'opera di De Chirico.
Ma quello spazio raggelato e vuoto abitato da statue e cose e dove la
figura umana è sostituita dal manichino, esprime per De Chirico
<<il terribile vuoto
la bellezza priva di anima e di turbamento
della materia>> (De Chirico, Memorie della mia vita). Al
contrario un artista come Chagall, si pone all'estremo opposto
rispetto a De Chirico, perchè le sue opere - ugualmente oniriche
- sono abitate da un sincero credo religioso e da un caloroso sentimento
vitale.
De Chirico
è stato profondamente influenzato da Nietsche e Schopenauer: Dio
è morto. Lo sfaldamento dell'immagine cristiana di Dio provoca
immediatamente la mancanza di quel supremo fattore che dà senso
alla vita. L'idea della morte di Dio e il conseguente "vuoto metafisico"
hanno trovato espressione nelle forme dell'arte; questa è la spaccatura
tra arte e cristianesimo. Va sottolineato che la frase "Dio è
morto" non incide in modo definitivo sul problema della realtà
o dell'esistenza di Dio, sono sempre soltanto prese di posizione umane;
l'immagine cristiana
di Dio è andata progressivamente svanendo ma non è scomparsa,
è sprofondata nell'inconscio.
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Estrema
astrazione: il nudo non-oggetto, lo spirito
Scrive Kandinskij:
<<Per me la disintegrazione dell'atomo fu la disgregazione del mondo
intero: tutto ad un tratto caddero le mura più formidabili. Tutto
si rivelò instabile, incerto, insicuro. Non sarei restato sorpreso
se una pietra si fosse disciolta in aria davanti ai miei occhi.>>.
Questo provocò, consapevolmente o meno, il distacco degli artisti
dal mondo delle cose.
Per Paul Klee << L'artista non deve attribuire alle forme
naturali dell'apparenza lo stesso significato definitivo che ad esse attribuiscono
i realisti, i suoi critici più accaniti. Egli non si sente tanto
intimamente legato a quella realtà, perché vede nei prodotti
formali della natura l'essenza del processo creativo. Lo interessano più
le facoltà formatrici che i prodotti formali>>. Mondrian
credeva che <<Al di là delle mutevoli forme naturali persiste
l'immutabile realtà pura>>. Per tutti questi artisti non
si trattava di un problema di forma (legato alle definizioni di astratto
- concreto o figurativo - non figurativo) la loro ricerca era diretta
al cuore della vita e delle cose, alla loro dimensione immutabile: l'arte
diventava misticismo. Per Franz Mark <<La contemplazione
del mondo ha ceduto il posto alla penetrazione del mondo>>. Per
Paul Klee <<Missione dell'artista è penetrare
nel
grembo della natura, nel terreno originale della creazione, dove è
nascosta la chiave di tutte le cose>>. Non si tratta di riprodurre
ciò che si vede ma di rendere visibile ciò che viene segretamente
percepito. Si può dire dell'opera di Klee che è l'espressione
ora poetica e ora demoniaca dello "spirito ctonio".
L'arte si immergeva così nel mistero dello spirito, uno spirito
terrestre, quello che gli alchimisti chiamavano Mercurio. Mercurio è
lo spirito che gli alchimisti cercavano al di là delle cose e della
natura, dietro la loro apparenza. Va ricordato che questo spirito mercuriale
è estraneo allo spirito celeste del Cristianesimo.
I quadri di Pollock potrebbero essere l'equivalente di quello che
per gli alchimisti era la massa confusa, la prima materia o il caos ovvero
il punto di partenza del processo alchemico che avrebbe portato all'essenza
dell'essere.
E' rivelatore, il rapporto
tra l'arte moderna e i risultati raggiunti dalla fisica nucleare. Con
l'interscambiabilità di particella ed onda, di massa ed energia,
si è dissolta la concretezza delle particelle basilari della materia,
e la materia si è ammantata di mistero. Le leggi di causa ed effetto
non hanno più valore assoluto. Il tutto porta un rivoluzionario
mutamento nella concezione della realtà, oltre il mondo naturale
governato dalle leggi della fisica classica spunta una realtà completamente
nuova e diversa, irrazionale. Si è fatto anche un parallelismo
tra il continuum spazio-temporale della fisica e l'inconscio collettivo,
come si trattasse dell'aspetto interno ed esterno di una stessa realtà
posta al di là del mondo delle apparenze. Leggi, processi e contenuti
di questa nuova realtà sono inimmaginabili. Anche il soggetto fondamentale
dell'arte moderna pare inimmaginabile e gran parte dell'arte moderna è
astratta, come se gli artisti avessero cercato di dar forma alla nuova
realtà sconosciuta. Maggiore è la dissoluzione della
realtà e maggiore è la perdita del contenuto simbolico.
Il simbolo è un oggetto del mondo che ci è noto, che riesce
ad aprire verso qualcosa di ignoto, inesprimibile. Nella pittura si arriva
ad un punto in cui il mondo conosciuto svanisce completamente e quindi
non c'è più niente che possa fare da ponte verso l'ignoto.
Un risvolto curioso è che tali opere si rivelano spesso come immagini
più o meno esatte della natura stessa se vista a livello della
struttura molecolare organica o inorganica: l'astrazione pura sembra essere
l'immagine della natura concreta.
Osservava Jung: << I più profondi strati della psiche
perdono il loro carattere di unicità individuale quanto più
affondano nell'oscurità psichica. "Più in basso"
cioè quando essi si approssimano ai sistemi funzionali autonomi,
assumono un carattere sempre più collettivo, finchè si universalizzano
e si esauriscono nella materialità corporea, cioè in sostanze
chimiche. Il carbonio del corpo è semplicemente carbonio. Perciò
"al fondo", la psiche è semplicemente "mondo">>
(Collected Works, vol IX).
Scriveva profeticamente Kandinskij: <<L'arte di oggi esprime
il mondo spirituale saturato fino al limite della rivelazione>>,
l'estremo realismo e l'estrema astrazione (un tempo nettamente opposti)
conducono ad un solo esito.
Questo esito, punto di unione, è stato raggiunto dalla moderna
arte astratta, ma in modo completamente inconscio.
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L'artista
come vittima passiva dell'inconscio?
Quale il pericolo
nascosto nell'inabissamento mistico nello spirito ctonio, nel terreno
originario della natura? C'è chi ha visto nell'arte astratta l'espressione
di un disagio e di un'angoscia metafisici (Wilhelm Worringer oppure Sir
Herbert Read). Klee osservava che <<Quanto più terrificante
diventa il mondo (come sta accadendo oggi), tanto più l'arte si
fa astratta: un mondo retto dalla pace produce arte realistica>>.
E Franz Mark: << Ben presto mi sono reso conto che l'uomo
è cattivo. Gli animali mi sembravano più puri e degni di
amore, ma anche fra essi ho poi scoperto certi aspetti odiosi e ripugnanti;
così la mia pittura si è fatta sempre più schematica
o astratta>>. Marino Marini osservava: <<Quando l'arte
vuole esprimere il terrore, deve allontanarsi, per ciò stesso,
dall'ideale classico>>.
Nei miti e nelle fiabe, l'eroe vittorioso è un simbolo della coscienza;
la sua sconfitta significa la morte dell'individuo: socialmente si traduce
con un annullamento dell'individuo nella massa, nell'arte si attua con
il declino dell'elemento umano. La scultura classica costruiva forme potenti
e sensuali, la scultura moderna preferisce forme di disintegrazione. L'arte
sensoriale si trasforma in arte astratta. Alla radice "dell'ansia
metafisica" (sia frutto della prospettiva di un mondo condannato
oppure della morte di Dio) si trova la disfatta o il ripiegamento della
coscienza. Nel sopravvento dell'esperienza mistica si elimina e dissolve
tutto ciò che lega l'uomo al mondo (terra, tempo, spazio, materia,
corso naturale della vita). In molti casi l'artista è diventato
una vittima passiva dell'inconscio.
L'inconscio ha una natura dualistica, perciò deve essere controbilanciato
dalla esperienza della coscienza che sola fornisce un senso alla vita.
L'aspetto "oscuro" dell'inconscio può manifestarsi in
due direzioni: positivamente è lo "spirito della natura",
lo spirito ctonio che vivifica creativamente l'uomo, le cose, il mondo
intero; negativamente si manifesta come spirito del male, tendenza distruttiva.
Tutti i vizi in genere (invidia, concupiscenza, menzogna, sensualità,
ecc.) costituiscono l'aspetto negativo dell'inconscio; nel linguaggio
religioso tutti questi aspetti sono associati ad una figura distinta:
il diavolo (che comunque in origine è Lucifero, letteralmente:
portatore di luce). Per gli alchimisti, lo spirito terrestre che chiamavano
Mercurio era definito Mercurius duplex, ciò bifronte, dualistico.
Per tornare all'arte moderna (interpretata come espressione dello spirito
ctonio) si trovano anche qui due aspetti: positivamente è espressione
di un misticismo della natura, di misteriose profondità; negativamente
esprime uno spirito maligno
e distruttivo.
Lo psicologo si interroga
sul perchè una combinazione casuale assuma un significato agli
occhi dell'osservatore-uomo, il tutto indipendentemente da valutazioni
di ordine qualitativo o estetico. Per lo psicologo si tratta di decodificare
il codice segreto delle combinazioni casuali, si tratta di simboli da
interpretare. Chi vuole attaccare l'arte del Novecento spesso evidenzia
le somiglianze tra i lavori di questi artisti e quelli dei cosiddetti
"pazzi", in effetti la psicosi si può spiegare come una
sorta di allagamento della coscienza che viene sommersa da contenuti inconsci.
Schizofrenia e visione artistica non sono incompatibili, l'effetto provocato
dall'uso di sostanze che alterano lo stato di coscienza, sperimentato
volutamente da certi artisti moderni rientra perfettamente in questa tematica.
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Riconciliazione
La grande trasformazione
iniziata nel Novecento si è sviluppata con l'arte astratta. Parallelamente
si sviluppava la fotografia, cui sembrò passare il compito di rappresentare
la realtà concreta. Ma già nel secondo Novecento l'arte
astratta è sembrata ad alcuni un terreno ormai infecondo. La strada
da percorrere potrebbe essere quella della riconciliazione cosciente della
realtà interiore con la realtà del mondo della natura, in
sostanza la riconciliazione di anima e corpo, spirito e materia. La grande
scissione che ha diviso in due l'arte moderna (astrazione rigorosa e rigoroso
realismo) è approdata al livello della coscienza e potrebbe essere
colmata.
Quando negli anni Sessanta scrisse il suo saggio, la Jaffè segnalava
l'opera di alcuni artisti che sembravano prendere questa strada: Alfred
Manessier, Jean Bazaine, Gustave Singier, Jean Lurcat, Paul Klee, Jean
Léger. Un ultimo interessante aspetto era in una mutazione del
ruolo dell'arte moderna in rapporto al cristianesimo (le vetrate di Manessier
nella chiesa di Ognissanti a Basilea, le pitture moderne nella chiesa
di Assy, la cappella Matisse a Vence, le opere di Jean Bazaine e Jean
Léger nella chiesa di Audincourt).
Tutto questo poteva essere sintomo di un superamento del "vuoto metafisico",
una strada verso la collaborazione tra "la luce e gli spiriti ctoni".
Il simbolismo animale è significativamente presente nel mondo cristiano:
tre evangelisti hanno emblemi animali (Luca il bove, Marco il leone, Giovanni
l'aquila; solo Matteo è uomo o angelo), Cristo è spesso
simbolizzato dal pesce, dall'agnello di Dio, come serpente innalzato sulla
croce, come leone, più di rado come unicorno. I simboli animali
di Cristo indicherebbero che anche il figlio di Dio (suprema personificazione
dell'uomo) non può rinunciare alla sua natura animale (l'istinto,
l'inconscio) più di quanto non possa alla sua superiore natura
spirituale. Subumano e sovraumano appartengono al regno del divino, ed
il rapporto tra questi due aspetti è graziosamente espresso nella
natività dove Gesù è nella stalla in mezzo agli animali.
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