indice tema del compianto e le tombe
Le esequie. La sepoltura.
Le esequie
La sepoltura
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Le esequie

Le esequie si possono riassumere in quattro fasi. La prima è quella del cordoglio o compianto: di carattere drammatico, comprende manifestazioni di dolore come stracciarsi i vestiti, strapparsi i capelli, scorticarsi le guance, baciare il cadavere, cadere svenuti. La seconda fase è religiosa, una nuova assoluzione: il celebrante e gli aiutanti con la croce e l'antifonario, il vaso dell'acqua benedetta, il turibolo ed i ceri. Seguono come terzo momento il corteo funebre, e da ultimo l'inumazione. Il corpo viene avviluppato in un lenzuolo o sudario (spesso il volto è scoperto) deposto nella bara e portato alla sepoltura.

Ghirlandaio, Esequie di S. Fina, 1475 ca., San Giminiano, Collegiata.

E' intorno al XIII secolo (più tardi nei paesi mediterranei come il sud della Francia e l'Italia) che inizia il rifiuto della vista del cadavere, sempre più coperto dal sudario e chiuso nel feretro coperto da un drappo. Spesso il tutto era posto sotto una impalcatura di legno poi detta catafalco. Nelle esequie regali, il defunto era rappresentato non più dal suo cadavere ma da una statua di legno o cera, allo stesso contesto risale l'uso di maschere mortuarie iniziato nel XIII secolo.
Nel primo medioevo la partecipazione della chiesa era discreta e limitata all'assoluzione. Dal XIII secolo aumentano gli atti religiosi (in parallelo ai servizi religiosi ed alle messe, ordinati per testamento) che accompagnano tutto il tempo: dal moribondo ancora steso nel suo letto fino alla sepoltura. Le messe prima svolte al di fuori dei funerali, diventano intorno al XVI secolo parte integrante delle esequie, il corpo prima di essere sepolto passa in chiesa e viene posto davanti all'altare dove si recita una messa solenne. Anche il corteo funebre acquista nel tempo maggiore risalto (con la partecipazione di "comparse" quali chierici, religiosi, laici, poveri e piangenti) fino a quasi rimpiazzare la fase del cordoglio prima esercitata in modo più o meno spontaneo dai famigliari. Questo rituale era divenuto così importante che le confraternite aggiunsero alle loro opere di misericordia l'assistenza alle esequie, per aiutare quei poveri che non potevano permettersele.

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La sepoltura

L'altro aspetto che interessa riguarda i luoghi ed i modi della sepoltura. Gli antichi separavano i luoghi destinati ad accogliere i defunti da quelli riservati ai viventi, i cimiteri erano fuori dalle città. Col Cristianesimo l'usanza cambia, in principio perché si desiderava essere sepolti ad sanctos (vicino ai santi) ovvero accanto alle spoglie dei primi martiri per esserne protetti. La costruzione di basiliche intorno alle tombe dei santi e poi la fondazione degli edifici sacri sulle reliquie, insieme all'espandersi dei centri urbani, fece presto cadere la separazione tra i luoghi destinati ai vivi e quelli ai morti: cade la differenza tra chiesa e cimitero. Si formarono così gli ossari; le ossa accumulate provenivano dalle fosse comuni: ciclicamente si apriva una fossa piena e se ne vuotava dai resti una più vecchia, quando l'ultima usata era ormai piena; stessa sorte toccava ai defunti ricchi: i loro resti seppure sepolti in chiesa sotto delle lastre, prima o poi andavano ad arricchire gli ossari. Non c'era insomma l'idea che i resti mortali dovessero avere una loro "casa" distinta per l'eternità; il corpo era affidato alla chiesa e non importava dove fosse, solo che rimanesse nel sacro recinto. Qui i corpi restavano in somno pacis fino al giorno del Giudizio universale atteso alla fine dei tempi.
Il ritorno all'epigrafe funeraria e alla personalizzazione delle sepolture. Le iscrizioni funerarie ed i ritratti (il ritratto nasce come ricordo dello scomparso) erano frequenti nell'antichità e fino all'inizio dell'epoca cristiana, verso il V secolo iniziano a scomparire. In perfetta sintonia con l'atteggiamento della sepoltura ad sanctos si ha di fatto una sepoltura anonima. Le iscrizioni ritornano nel XII secolo, dapprima sulle tombe dei personaggi illustri. Nel XII secolo troviamo anche le prime tombe visibili, più che contrassegno del luogo dell'inumazione si può sottolineare la volontà di esaltare il ricordo della gloria e della fama del personaggio. Anche l'effige ricompare, dapprima è astratta, idealizzata (il beato, l'eletto, riposa in attesa della resurrezione) per poi farsi sempre più realistica fino al calco preso sul volto del morto. Il caso limite si ha nelle tombe monumentali (tipiche quelle del Seicento) in cui il defunto compare due volte, seduto (orante) e sdraiato. In questo processo si esprime quindi il bisogno di individualizzare il luogo della sepoltura e soprattutto tramandare il ricordo della persona. Questo bisogno si esprime anche con l'altra diffusissima pratica: i servizi religiosi ordinati nei testamenti e assicurati con generose elargizioni di denaro ai monasteri ed alle chiese. Tutte queste pratiche coincidono con quella nascita di una spiccata coscienza individuale che si è vista trattando il tema del giudizio.

L'arte funeraria del Trecento ricorderà lo "spettacolo" delle esequie, tramandando una sorta di sacra rappresentazione intorno al morto.
Il sarcofago diventa il letto di parata che ha ospitato la salma, una statua giacente sulla tomba rappresenta il morto a dimensioni naturali. Così sulle tombe prima nude, nel XIII sec. ricompare il corpo, dalle statue giacenti ieratiche e serene fino al ritratto veritiero che vuole ricordare la personalità e la fama della scomparso.


1381-1410 ca. Claus Sluter, Tomba di Filippo l'Ardito

In Italia la tipologia del monumento funebre è inaugurata da Arnolfo di Cambio: tomba del cardinale Annibaldi a Roma (1276,ora smembrato ne restano frammenti) e del cardinale De Braye a Orvieto (1282).

La tomba del cardinale De Braye (sopra) mostra un catafalco ornato di mosaici cosmateschi sul quale è adagiata la statua del defunto. Nella parte superiore il cardinale compare inginocchiato accanto a S.Marco, in adorazione delle Vergine. Da sottolineare il volto del cardinale, probabile calco preso direttamente sul defunto.
Altri tipi che poi si svilupperanno rappresentano il defunto oltrechè morto e disteso (addormentato nella pace divina), anche inginocchiato in preghiera o come eroe a cavallo; così Barnabò Visconti è a cavallo (1363, opera di Bonino da Campione, Milano, Museo Civico, Castello Sforzesco) come Cangrande della Scala a Verona (+ 1329), e poi Ferdinando di Pastiglia a Siviglia o il re Roberto di Napoli a Santa Chiara. In questo modo inizia la pratica del ritratto che eterna i lineamenti dei trapassati per consegnarli alla storia.

Giovani e belli, i defunti addormentati cominciano ad alterarsi nella seconda metà del Trecento:
Francois de la Sarraz (morto nel 1362, a La Sarraz in Svizzera), Charles de Hangest (morto nel 1388, Davenescourt), Guillame de Harcigny (morto nel 1393, Laon), il cardinale La Grangé (1482, Avignone); il fenomeno aumenta nel Quattrocento prima in Francia e poi in Germania.
Ci sono anche false tombe a ricordare all'uomo il destino comune.

Tomba del Cardinale La Grangé

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