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Analisi volumetrica
L'analisi sulla costruzione spaziale in rapporto alla prospettiva volumetrica dello "scurto" del Cristo del Mantegna, inizia con una visualizzazione nello spazio della figura umana, basata su un modello ideale di ripartizione modulare della sua struttura.


Uno dei modelli esposti al corso di Anatomia artistica del prof. Alberto Lolli
La forma del corpo umano nello spazio è ricostruita partendo da punti, linee e piani che <<permettono di costruire un'architettura del corpo umano "fatta d'aria", dove i confini tra interno ed esterno e i volumi delle forme sono individuati dalla sezione>> (Alberto Lolli - Mario Zocchetta - Renzo Peretti, Struttura uomo. Manuale di anatomia artistica, Neri Pozza, Vicenza 1998, p. 5.) . La ripartizione modulare della forma umana usa un canone in 8/8 dove la misura della testa ripetuta per otto volte determina l'altezza complessiva, seguendo la tradizione dell'uomo vitruviano ripresa e continuata nel Rinascimento.
Basandomi sui numerosi schemi proposti durante il corso di Anatomia artistica tenuto dal prof. Alberto Lolli all'Accademia di Belle Arti di Bologna (nella foto sopra quello riassuntivo), ho ulteriormente semplificato la struttura ricavandone un tipo essenzialmente "cubico" (non lontano da quello già usato da un Dürer o un Luca Cambiaso), poi elaborato al computer con un programma in 3D con l'aiuto dell'architetto Mauro Matteucci.

 

 
Sopra alcuni passaggi dell'analisi per il lavoro di "cubizzazione",
le immagini che seguono sono frutto dell'elaborazione del computer

Molti studi sulla prospettiva usata nelle principali opere del primo Rinascimento, danno una puntuale restituzione di pianta e profilo, ma si limitano a indicare le figure che abitano questi spazi con semplici sagome, mancando di un metodo di ricostruzione volumetrica del corpo umano.

 

a sinistra: illustrazione tratta dal libro di Martin Kemp, La Scienza dell'Arte (1990), Giunti, Firenze 1994
a destra: illustrazione tratta dal libro di Roberto Monticolo, Meccanismi dell'opera d'arte, Nardini Editore, Firenze 1987

Anche l'elaborazione fatta al computer indica che il sistema di rappresentazione che più si avvicina al Cristo dipinto dal Mantegna non è quello prospettico ma quello assonometrico, ovvero dove il punto di fuga sia tanto lontano da trovarsi all'infinito; caso in cui le linee di fuga non convergono più ma restano parallele (come si evince dalle linee laterali del piano su cui la figura poggia, nelle due immagini seguenti), evitando distorsioni e scorci troppo arditi

 

Una ulteriore conferma si è avuta fotografando una ricostruzione reale della scena: confrontando il rapporto tra il tronco e gli arti inferiori, nella foto il tronco risulta rimpicciolito, nel quadro di Mantegna il rapporto è sostanzialmente uguale.
Nel quadro l'effetto prospettico dipende soltanto dalla convergenza delle linee del piano di marmo, il corpo è scorciato non secondo le regole della prospettiva ma seguendo il metodo delle proiezioni parallele.

 

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