| Prospettiva lineare, prime teorizzazioni
/ Uomo vitruviano Gabriella Gherardi febbraio 2005 |
Nel primo
capitolo del terzo libro del De architectura, Vitruvio descrive le misure
dell'uomo, aggiungendo che l'uomo ben proporzionato potrebbe essere inscritto
in uno schema rotondo e in un quadrato:
"Così, il centro del corpo è naturalmente l'ombelico; infatti
se si collocasse supino un uomo colle mani e i piedi aperti e se si mettesse
il centro del compasso nell'ombelico, discrivendosi una circonferenza si toccherebbero
tangenzialmente le dita delle mani e dei piedi. Ma non basta: oltre lo schema
del circolo, nel corpo si troverà anche la figura del quadrato. Infatti,
se si misura dal piano di posa dei piedi al vertice del capo, e poi si trasporterà
questa misura alle mani distese, si troverà una lunghezza uguale all'altezza,
come accade nel quadrato tirato a squadra".
Francesco di Giorgio Martini, Homo ad quadratum (1481), Codice Saluzziano, n. 148 fol. 6v.
Francesco di Giorgio ha scritto
i suoi Trattati in due stesure, con l'ambizione di rifare Vitruvio e a fini
didattici (sono scritti in volgare con il testo disposto su una o due colonne
e ai lati del foglio i disegni); i Trattati si compongono di quattro codici:
- Laurenziano (L) e Torinese Saluzziano (T), scritti fra il 1478 ed il 1481,
ricopiati e corretti da amici e letterati fra il 1482 ed il 1486;
- Senese (S) e Magliabechiano (M), scritti fra il 1487 ed il 1489, copiati
tra il 1489 ed il 1492.