
Questo
è un sito riposto della mente,
da cui emergono immagini a specchio di piccole installazioni che riportano
alla luce facce note, troppo note: Marilyn, Bogart,
ma appunto
perché troppo note, anche se scomparse dal reale, possiedono
un grande potere, quello di riattivare l'immaginazione collettiva e
"parlare" ancora attraverso quella gigantesca banca dati dei
sentimenti che si chiama CINEMA, specchio di noi, pubblico.
Su quello schermo bianco che si tinge anche di neri, di grigi e di tutti
i colori dello spettro ci siamo tanto riflessi e senza vedere la nostra
faccia, attraverso i volti dei mitici interpreti, abbiamo detto: "
e
noi? "

I
volti che raccontano, quelli degli Orson, delle Marlene, dei vari Lorre,
ancora vivi, vitali, andando a spigolare tra i fotogrammi, messi a confronto
con finte comparse in una finzione coinvolgente che aspira ad un reale,
si cimentano con successo sul terreno della loro consumata arte attorica
nelle varie parti omai senza finale della loro eterna esistenza.
Interpretazioni intime e violente, ancora prepotentemente video-cinematografiche
pur nella loro appartenenza ad una sola immagine; intime e violente
perché nei toni dei bianchi e dei neri, per metà anelanti
alle massime vette della luce e per l'altra metà
rivolte alla ricerca dell'oscuro.

In
particolare: il nero inteso come emblema del tempo, il bianco come rappresentazione
dell'incorporeo e dell'atemporale.
Dallo scontro e dalla divaricazione dei due colori di base, l'eterno
bipolarismo dell'individuo, diviso tra luce e ombra, tra materia e spirito.
(Mario Volpi)